venerdì 22 luglio 2016

Populismo occidentale

   In parallelo con il ripiegamento economico degli ultimi anni, il ricorso al termine "populismo" è diventato frequente nella discussione politica italiana, secondo un concetto ben più spregiativo rispetto al movimento russo ottocentesco, e persino a quello riferito ai regimi latino americani, poiché nell'area definibile come “Occidente” il fenomeno denota una chiara involuzione. Gli accusati, a volte, rispondono rivendicando la legittimità originaria del termine, ed attribuendo a chi ne fa uso in tono polemico uno spirito elitario, perciò è importante darne una definizione che permetta di cogliere ad un tempo gli elementi comuni e quelli distintivi dei vari oggetti - movimenti e leader - a cui ci si riferisce.
  Perché sorga il populismo devono essere crescenti i motivi di scontento e di protesta di una consistente parte della popolazione di uno Stato, o contro un’altra, o contro un altro Stato. In questo caso, appare immancabilmente l'oratore che in ogni suo intervento pubblico si pone come voce del popolo, nell’accezione del termine dove maggiormente rimarcata è la contrapposizione tra grandi gruppi. La promessa di questi leader e dei loro partiti è che, una volta ottenuto il comando, agiranno nell'esclusivo interesse del popolo, a differenza di tutti gli altri. La maggioranza lavoratrice, nelle campagne o nelle fabbriche, ha subito per lungo tempo angherie tali da giustificare ogni tipo di rivolta, ma per i progressi reali si dovette attendere in ogni caso che la situazione divenisse abbastanza pacifica da rendere possibile un processo riformatore volto a ridurre le sperequazioni. A destra, più che alla contrapposizione tra classi interne allo Stato, il richiamo al popolo è legato a specificità storiche, culturali, linguistiche, finanche etniche: questa forma di populismo sorge dunque dal contrapporsi di una nazione ad un'altra, oggi acuita dall'immigrazione di fuggiaschi e poveri da Africa e Asia.
  All'accentuazione delle distanze tra gruppi, primo aspetto comune ai populismi, segue, laddove essi giungano al governo, una scarsa o inesistente propensione al confronto parlamentare, al dibattito interno ed esterno, alla suddivisione bilanciata dei poteri; a ciò è preferita la decretazione dall'alto, ed il ricorso alle consultazioni popolari su singole questioni è di tipo plebiscitario. Un costituzionalismo non camuffato è l’opposto del populismo non meno che della monarchia assoluta. La Convenzione nazionale francese, l’Unione Sovietica e i regimi fascisti sono tutti esempi storici di populismo al potere, ed è notorio come nessuno di questi consentisse la libera discussione. In modi e tempi diversi, tutti gli odierni Stati costituzionali del vecchio mondo hanno vissuto epoche autoritarie, e assai di rado le transizioni da un sistema all'altro si svolsero senza spargimenti di sangue. Con tutto ciò, le condizioni favorevoli al populismo, oltre a permanere nei Paesi meno progrediti, riappaiono oggi in Europa e negli Stati Uniti, principalmente a causa delle ondate migratorie, del terrorismo di matrice islamica e di nuovi fenomeni di povertà. 
  Ad ora, estate del 2016, nessuno dei nuovi movimenti populisti occidentali è giunto al potere, obbiettivo che viene da essi posto nel rispetto delle vigenti regole elettorali. I precedenti storici sono preoccupanti, ma dicono pure che difficilmente i grandi progressi collettivi avvengono senza drammatici errori. È evidente come di un tale progresso, dove più e dove meno nel mondo, continui ad esservi bisogno, ma il riformismo illuminato che sorgerebbe grazie al completamento dell’edificio filosofico permetterebbe di ottenere il risultato in un modo semplice, definitivo e poco doloroso.

Nessun commento:

Posta un commento