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venerdì 2 settembre 2016

Avanzamenti e anacronismi

   Perché prendano forma compiuta, i grandi ambiti del sapere richiedono il concetto della continuità fra le determinazioni che riproducono nella coscienza gli enti percepibili o immaginabili. Con questo gli enti nulla perdono della loro individualità: cade semplicemente l'illusione di una cesura nello spazio o nel tempo che segni i limiti di qualunque cosa. Ogni corpo, almeno a livello atomico e subatomico, ha rapporti costanti di acquisizione, di cessione o di scambio con altre entità, aeriformi, liquide o parimenti solide; per la stessa dinamica, ogni ente nasce e perisce. Se l'osservazione si addentra nell'oggetto per individuarne il limite, le nostre unità spaziali e temporali comprenderanno in realtà elementi anche degli oggetti con cui il primo si trova in relazione: gli enti sfumano l'uno nell'altro, e persino i componenti subatomici delle cose potrebbero trasformarsi, ai limiti dell'universo.
   Lseparazione sostanziale è dunque oltre ogni possibile esperienza, e non riguarda le parti determinabili di alcun complesso, come l'uomo, la natura, l'universo, la totalità. Il dualismo, nei consueti termini di spirito e materia, anima e corpo, uomo e natura, è ancora un comune modo di pensare; tuttavia, almeno negli Stati che hanno abolito gli obblighi religiosi, oggi si può smentire senza mettere a repentaglio l'incolumità fisica, e questo lo si deve ad una lunga e drammatica storia di pensiero e di ricerca scientifica. Il problema, tuttavia, non si risolve eleggendo uno dei due termini della dualità a fondamento dell'insieme, con detrimento dell'altro, da cui l'annosa disputa fra spiritualismo e materialismo. Gli avanzamenti scientifici degli ultimi cento cinquant'anni, in fisica, biologia, psicologia e tecnologia, hanno creato le migliori condizioni per il superamento di queste antinomie. Si può ancora parlare ragionevolmente di materia come del genere di cose che hanno un effetto immediato sulla nostra sensibilità, di spirito come dei contenuti psichici più complessi, o come stato d'animo, ma nessuno dei due, né i loro sinonimi, rendono il concetto di unica sostanza. Appunto sostanza è invece termine indubbiamente consono all'unitarietà del tutto.
   La sopravvivenza ai nostri giorni del marxismo, in quanto materialismo, è perciò ascrivibile alla lista degli anacronismi culturali, di seguito alle varie osservanze religiose che lo superano in antichità. Nato come reazione all'idealismo hegeliano, il materialismo di Marx contiene l'antropologia più avvilente che si possa immaginare, per la svalutazione del pensiero, i cui ordini di idee giammai incidono significativamente sul divenire storico. Il vertice dell'evoluzione biologica sul pianeta è degradato a “sovrastruttura”, ove le idee dominanti sono emanazione e stampella dello status quo, mentre quelle osteggiate e censurate da chi è al potere sono il preavviso dei prossimi rivolgimenti, che avvengono per una dinamica tutta interna all'economia. Ad una teoria rivoluzionaria bisognerebbe quindi pensare come alla meteorologia rispetto al tempo che farà comunque, ma l'insistenza di Marx e dei suoi seguaci nel pensare e nel parlare dimostra l'intento di provocare con le idee eventi che secondo la loro stessa teoria non dipendono dalle idee. È un esempio di come le carenze concettuali a cui accennavo rendano contraddittorie le elaborazioni teoriche.
   Fino ad oggi, il solo effetto del marxismo sui fatti concreti è stato quello legato alla crescita industriale di Paesi arretrati, qual'erano a loro tempo la Russia, la Cina e i rispettivi satelliti: da quegli assunti teorici si ricavò infatti uno strumento demagogico eccellente per le vaste popolazioni chiamate ad un lavoro tanto duro e prolungato, mentre, per quanti non ne erano persuasi, essi fornirono la legittimazione all'uso del pugno di ferro. Altri Paesi in fase critica, come l'Italia e la Germania fra una guerra e l'altra, per ragioni analoghe si affidarono al socialismo nazionalista. Raggiunto o avvicinato lo scopo, però, tutti hanno più o meno aperto i portoni alla libertà di impresa e di mercato, eccettuata la sclerotica Corea del Nord. Tuttavia, si può sempre denunciare l'accaduto come un tradimento della dottrina marxiana. Essa resta così sempre pronta, con le sue spiegazioni ed i suoi rimedi, per le ricorrenti crisi del sistema economico dominante, di cui i credenti continuano a preconizzare e ad auspicare il crollo: in tal modo, nel magico mondo venturo, costoro avranno maggiori possibilità di rivestire ruoli di primo piano, o almeno non anonimi e pesanti come quello dell'operaio, anche se “emancipato”.








lunedì 15 agosto 2016

L'essere stupefacente

   Lo Stato deve perseguire il bene collettivo: attraverso le sue istituzioni e le opportune consulenze, deve cioè a) esaminare i fatti che si svolgono al suo interno e quelli che lo coinvolgono all'estero, b) svolgere una costante attività di calcolo complessivo dei benefici e dei danni di ogni genere, sia per i singoli casi che per quelli generali, c) usare i dati ottenuti ed il potere di cui dispone per massimizzare i benefici e ridurre il più possibile i danni. Quel che il singolo cerca di fare per sé, è responsabilità dello Stato per la cittadinanza. L'avanzamento della scienza in tutti i campi fornisce strumenti essenziali allo scopo: quelle fisiche e antropologiche riducono il margine di errore, quelle filosofiche accrescono la coscienza e l'impegno.
  Tra i fattori che perpetuano tale compito c'è l'affacciarsi sul mercato di nuovi prodotti e tecnologie. Gli Stati hanno più volte permesso il diffondersi di mezzi, materiali e consumi che, insieme all'utilità, presentano risvolti esiziali. Durante l'espansione industriale, il danno collaterale al beneficio degli impianti, degli automezzi, delle sostanze chimiche, di materiali come l'amianto, fu ampiamente trascurato; dopo molti disastri, malattie e morti si sono cominciati a imporre i divieti e l'applicazione dei correttivi o sostitutivi che l'impegno scientifico ed ingegneristico hanno saputo predisporre, ma la consapevolezza della priorità mondiale di questi problemi è ancora insufficiente, e pressoché assente nei Paesi di recente sviluppo. 
   Un caso di particolare imprevidenza da parte dei governi è stato quello riguardante il tabacco da fumo. Dopo molti anni di totale permissivismo, il rapporto del tutto sbilanciato tra vantaggio e danno di questo prodotto, specie nella forma della sigaretta, è emerso in modo lampante, ma questo non è bastato per abbatterne il consumo. Solitamente, lo si inizia da adolescenti, quando, per le coscienze acerbe, fumare è segno di età adulta, poi l'assuefazione ne fa un pernicioso bisogno, e smettere è un'impresa. Le politiche di contrasto sono state avviate solo alla fine del secolo scorso, senza però spingersi fino al divieto totale, oggi in vigore nel solo Bhutan.
  Su altre sostanze, a causa degli effetti permanenti sul comportamento dei consumatori abituali, le legislazioni sono intervenute con ben altra sollecitudine, decretandone la proibizione assoluta al loro primo apparire. Tuttavia, non appena viene meno l'offerta legale, alla domanda provvede il contrabbando, con ottima organizzazione. Per ogni trafficante arrestato ce n'è un altro che inizia, allettato dalla prospettiva dei cospicui guadagni. Nella situazione di stallo che si crea, guadagna credito l'antiproibizionismo, che si appoggia, tra l'altro, sul diritto di far del male a se stessi, sulla contraddizione in cui cadono gli Stati quando vietano le cosiddette droghe "leggere", i cui effetti sono ancora allo studio, e non il tabacco e dell'alcol, cause certe di molti decessiIntanto, il vero obbiettivo, quello di far sì che la gente smetta di scambiare per balsamo i suoi più scadenti surrogati o il veleno camuffato, si allontana. Per questo, proibire non basta, e legalizzare non serve: ci vuole una nuova cultura, che si respiri sin dalla prima età, e che prenda forma compiuta insieme alla crescita naturale di ciascuno.
   Ad ora il miglior balsamo, seppure sotto gli occhi di tutti, pare vada indicato; non ai bambini, né a chi ha visto o vede frequentemente la morte in faccia, perché loro già sanno. È la realtà in cui siamo, ossia l'essere, il  percepire, il concepire. L'antica parete, la pianta che cresceil cane che aspetta l'amico umano fuori dal negozio, un buon piatto a tavola. La gentilezza di uno sconosciuto, la soddisfazione per un atto di giustizia, la commozione per una morte e quella per una nascita. L'infinito oltre le stelle, seguire col pensiero la catena delle cause fin nell'ignoto, capire che l'Insieme non ha causa, sentirsi leggeri. Quel che ci circonda, quel che è lontano, noi stessi: tutto può apparire sotto una luce, questa sì, stupefacente.







lunedì 8 agosto 2016

Amore e legge

   L'articolo 29 della Costituzione italiana, la cui genesi fu assai travagliata (vedi il contributo di V. Caporrella), non è tra quelli messi in discussione da voci autorevoli. Anche per le principali correnti laiche, le recenti esigenze di una società ampiamente mutata rispetto agli anni Quaranta sono adattabili a tale norma. Tuttavia, una sua certa modifica, tanto piccola graficamente quanto rivoluzionaria nei contenuti, sarebbe inevitabile qualora il nostro Paese fosse coinvolto nel profondo rinnovamento culturale che chiunque ami davvero la vita, l'intelligenza e la felicità non può che auspicare, per l'Italia e per il mondo. Con grande sollievo, scadrebbe allora il tempo dell'aspra, estenuante controversia che oggi, dentro e fuori il Parlamento, accende gli animi attorno al tema della famiglia, come non accadeva quando il campo etico era dominato dal cattolicesimo, il confronto interculturale era interesse di pochi studiosi, non c'era alcuna politica europea, l'omosessualità era un tabù e non erano ancora praticabili le tecniche di procreazione assistita. Questa modifica consiste nel sostituire la definizione di famiglia come "società naturale fondata sul matrimonio", con quella di nucleo della società fondato sull'amore. Lo Stato, constatata l'idoneità fondamentale dei richiedenti, dovrà riconoscere non anche, ma soltanto le unioni civili, indipendentemente da fattori estrinseci al sentimento come il sesso, il numero o la consanguineità, e ratificare gli eventuali annullamenti. Diritto inviolabile dei minori, oltre alle cure e alla cultura proporzionate all'età, è quello di non essere sottoposti ad alcuna oppressione psicologica se allevati da una coppia omosessuale. Non sarà vietata alcuna via diversa da quella puramente naturale per generare una vita. Chiunque sarà libero di celebrare il matrimonio secondo qualsivoglia tradizione o rito, ma esso non avrà alcun valore giuridico, e di conseguenza non ne avrà il divorzio; i legali specializzati avranno modo di riconvertire la loro lucrosa attività.
   Una parola al posto di un'altra, un mondo nuovo, adatto a chi desidera goderselo in pace.






sabato 6 agosto 2016

Lo Stato e il pensiero

   Rispetto alle differenti impostazioni generali del pensiero che si manifestano in una popolazione, vi sono due tipi di Stato: quello esclusivo, secondo cui una soltanto di esse è legittima, e quello inclusivo, che riconosce a tutte il diritto di trovare espressione e di partecipare alle decisioni importanti. Questo secondo tipo, dopo secoli di vicissitudini spesso tragiche, sembra oggi essersi definitivamente affermato nei Paesi che, anche per questo motivo, si definiscono progrediti.
  Al problema dei frequenti disaccordi sulle decisioni di interesse pubblico che inevitabilmente si pone con l'adozione del modello inclusivo, la risposta principale sta nel sistema della competizione elettorale periodica fra le rappresentanze politiche, con l'intento di far sempre prevalere il punto di vista di volta in volta maggioritario. Non che la maggioranza, fosse pure assoluta, sia infallibile, ma l'adagio secondo cui sbagliando si impara vale per la collettività come per il singolo: in caso di errore o di inadeguatezza, si può cambiare linea abbastanza agevolmente, e migliorare. È un principio di evoluzione culturale e sociale, un lento processo che in futuro potrebbe dar luogo ad una coscienza collettiva abbastanza elevata ed omogenea da rendere obsoleto anche il sistema attuale: come alle repressioni di un tempo sono succedute le attuali baruffe, così anche queste allora si estinguerebbero, lasciando l'intero campo alla logica e al dialogo.