mercoledì 2 novembre 2016

Le responsabilità di un dramma

      È passato all'incirca mezzo secolo da quando ebbe quasi ovunque termine la sovranità delle potenze coloniali europee in Africa e in Asia, con il consenso di tutte le parti in causa. L'indipendenza fu però fortemente limitata dagli interessi in loco degli ex colonizzatori e degli Stati Uniti, che, nel quadro della guerra fredda, ostacolarono la via socialista a una possibile uscita dalla condizione di sudditanza e di povertà in cui versava la stragrande maggioranza delle popolazioni locali. A ciò si aggiungeva il mantenimento, nel passaggio all'indipendenza, di confini che erano stati tracciati senza considerare le omogeneità e le differenze tra i gruppi, per cui la funzione sociale delle tradizioni, già ampiamente scemata, si trasformò in un ostacolo alla pace. Tutto ciò si è tradotto in un caos e in un orrore che continua tutt'oggi, e che si è anzi esteso alle acque del Mediterraneo, dove spesso ha tragicamente termine la fuga dal dilagare delle ingiustizie e delle violenze.
  Il massimo obbiettivo, da parte di tutti, dovrebbe essere la rimozione delle cause che spingono alla migrazione di massa: è dunque indispensabile che i Paesi d’origine conoscano un grande progresso sociale, economico, politico e culturale. Da parte dell’Europa, è necessario adeguare le relazioni con chi risponde direttamente della situazione: non è tollerabile alcuna connivenza con governi dittatoriali, né va assecondata l'ipocrisia di quelli solo formalmente democratici. Va impedito che gli aiuti economici finiscano nella voragine della corruzione. Devono sorgere nuove personalità politiche di alto profilo, accolte con favore leggi che sanciscano la proprietà pubblica delle più importanti risorse naturali dei Paesi, perché favoriscano il benessere delle popolazioni, incentivati gli investimenti lungimiranti e la salvaguardia dell'ambiente. Gli eventuali interventi armati internazionali devono svolgersi ponendosi sempre dalla parte di chi subisce. Da parte loro, le popolazioni locali devono superare lo stadio della fuga verso l’Europa o l’Occidente come unica speranza, spesso illusoria, o peggio, quello del terrore in nome di principi retrivi. Esse devono comprendere il valore della lotta per i diritti democratici, contro le violazioni dell'interesse generale di chi persegue solo il proprio effimero vantaggio individuale, qualunque sia il suo colore.

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